Fine di un divieto?
18/04/2014
Appello al Ministro della Salute a tutela dei diritti delle coppie che necessitano di accedere a tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA)
16/05/2014

Più uguaglianza fra nord e sud nella procreazione

Non è accettabile che ci sia una differenza abissale di diritti tra una coppia che accede alle tecniche di Pma al sud e una che ricorre a strutture del Nord. Lo afferma Andrea Borini, presidente Sifes, intervistato da Elvira Naselli di Repubblica.

“DOPO il turismo procreativo che spingeva le coppie all’estero per effettuare tecniche prima proibite in Italia, ora c’è il rischio di trovarci di fronte al turismo nazionale. Il divario tra Nord e Sud è infatti abissale e nel Meridione, dove sono più numerosi i centri privati, molte delle settantaduemila coppie che nel 2012, secondo l’Istituto superiore di sanità, hanno fatto ricorso a tecniche di procreazione assistita, sono state costrette a spendere migliaia di euro per tentare di avere un figlio, oppure a cambiare regione. Per questo dieci società scientifiche che operano nel campo della medicina della riproduzione rivolgono un appello al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, perché inserisca anche la Pma (procreazione medica assistita) nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, garantendo uguali condizioni di accesso a Catanzaro come a Milano, e un numero di cicli di trattamento con oneri a carico del sistema sanitario pubblico.

“Siamo di fronte ad una differenza abissale di diritti tra una coppia che accede alle tecniche di Pma al sud – premette Andrea Borini, presidente Sifes (società italiana fertilità e sterilità e medicina della riproduzione – e una che ricorre a strutture del Nord. I numeri sono chiari: le strutture private eseguono il 35,3% dei cicli ad alta tecnologia, media nazionale. Ma in Lombardia la media è il 5 per cento, in Toscana il 4, nel Lazio l’84,5 fino al 90 per cento in Sicilia e al 100 per cento in Calabria. Al Sud, dunque, chi accede a queste procedere deve pagarsele di tasca propria”. Oppure ad andarsene via verso altre regioni dove funzionano centri pubblici o privati convenzionati.

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