30 Set IVF Add-on: la posizione ufficiale della SIFES-MR
Negli ultimi anni, l’espressione “IVF add-on” è diventata comune nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).
Ma cosa sono, davvero?
Con questo termine si intendono procedure, esami o trattamenti aggiuntivi rispetto al protocollo IVF standard, spesso proposti per “aumentare le probabilità di successo”, “personalizzare il trattamento” o “ridurre i rischi”.
Il problema è che dietro la definizione “add-on” si nasconde un mondo estremamente eterogeneo: alcuni interventi hanno prove solide e sono utili in casi ben precisi, altri sono del tutto sperimentali, e in troppi casi vengono offerti senza una reale evidenza della loro efficacia, generando aspettative e costi aggiuntivi per le coppie.
Cosa dice il nuovo position statement della SIFES-MR
Pubblicato su European Journal of Obstetrics & Gynecology and Reproductive Biology (Cimadomo et al., 2025), il documento è frutto di un lavoro durato due anni, con la revisione sistematica delle linee guida di ESHRE, HFEA, ASRM e ISAR, l’analisi della letteratura più recente e un processo di consenso Delphi tra esperti italiani di PMA provenienti da università, ospedali pubblici e centri privati.
28 statement sono stati discussi e approvati dalla società, fornendo indicazioni pratiche per ogni add-on in termini di:
• efficacia (aumenta davvero i tassi di gravidanza?)
• sicurezza (ci sono rischi per la salute della donna o del futuro bambino?)
• efficienza (accorcia i tempi di gravidanza, riduce i fallimenti o i costi complessivi?)
• costo aggiuntivo (è giustificato farlo pagare ai pazienti?)
Alcuni esempi dal documento
• PGT-A (test genetico preimpianto per aneuploidie): utile in donne con età materna avanzata o aborti ripetuti, perché riduce il rischio di trasferire embrioni aneuploidi e può abbassare il tasso di aborto spontaneo. Non è indicato però in tutte le coppie, e deve essere eseguito solo in centri di grande esperienza.
• Test di recettività endometriale: prometteva di “spostare” la finestra di impianto e personalizzare il transfer, ma non ha dimostrato benefici reali, e in alcuni casi può addirittura ridurre le probabilità di successo.
• Analisi del microbioma uterino: molto discussa, ma senza prove che trattare eventuali “alterazioni” migliori i tassi di gravidanza.
• Incubatori time-lapse: permettono di osservare lo sviluppo embrionale senza disturbare la coltura, ma le evidenze mostrano benefici più per l’organizzazione del laboratorio che per i risultati clinici. Non devono quindi comportare un costo extra per le coppie.
• Endometrial scratch e molti trattamenti immunologici “di moda”: non raccomandati, perché privi di prove di efficacia.
Perché questa analisi è cruciale?
Nei percorsi di IVF, le coppie affrontano emozioni forti, pressioni sociali e tempi spesso lunghi. È naturale desiderare “tutto ciò che possa aiutare”, ma la scienza ci dice che “più” non significa sempre “meglio”:
• alcuni add-on non migliorano affatto i risultati;
• altri comportano spese ingenti che gravano sulle famiglie;
• in rari casi, ci sono dubbi sulla sicurezza o sul rischio di medicalizzazione eccessiva del percorso.
Le linee guida SIFES-MR
✔️ Decisioni personalizzate: ogni add-on deve essere valutato in base alla storia clinica e ai bisogni della coppia, non proposto come “pacchetto standard”.
✔️ Evidenze scientifiche come criterio: solo interventi con dati solidi dovrebbero entrare nella pratica clinica quotidiana.
✔️ Chiarezza sui costi: la coppia deve sapere cosa è “standard”, cosa è “aggiuntivo” e perché.
✔️ Ricerca e prudenza: molti add-on dovrebbero restare confinati a studi clinici finché non avremo prove certe.
Il Messaggio finale della SIFES-MR
Il messaggio finale della SIFES-MR è netto: gli add-on possono essere una risorsa preziosa, ma solo se scelti consapevolmente, discussi in modo trasparente tra medico e paziente e sostenuti da prove scientifiche. In un percorso così delicato come quello della fertilità, le scelte devono essere fatte con cura, responsabilità e rispetto per l’autonomia delle coppie.
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